|
Ferrante
Grasselli
Terramadre,
l’equivalente delle olimpiadi dello sport, l’incontro
pacifico di 153 paesi diversi con lo scopo di conoscersi meglio
e di migliorarsi condividendo le proprie esperienze vissute, dialogando.
Perché è proprio il dialogo e la conoscenza che
permette all’uomo o, nel caso, al piccolo coltivatore di
non farsi sopraffare dal latifondista; che permette di sapere
che la piccola produzione può essere più importante
e conveniente della grande e che esistono i mezzi per portarla
avanti; che permette di sapere che la qualità è
di tutti e non di pochi e che tutti hanno il diritto di averla;
che ci permette di far fronte alle avversità in modo naturale
ed ecosostenibile. Perché questi sono stati gli obbiettivi
che si sono proposti i coltivatori di tutto il mondo.

Durante i cinque giorni passati a Torino sono venuto a conoscenza
che la vera forza del coltivatore moderno non sta solo nelle braccia,
ma nella voglia di migliorarsi, imparare e progredire in armonia
con la terra. Sono venuto a sapere che tutti loro, dai coltivatori
del Senegal a quelli della Samoa, nonostante cambino i vestiti
e le culture, vogliono la stessa cosa: l’ecosostenibilità,
e questa consapevolezza è arrivata grazie allo scambio
di informazioni avvenuto fra di loro soprattutto grazie all’intervento
dell’associazione Terramadre.

L’incontro e lo scambio di informazioni mi ha riempito di
speranza e felicità perché al mondo c’è
ancora voglia di migliorare e di rimediare ai danni arrecati alla
terra e che per molte persone la cura del mondo è già
rientrata nelle loro azioni quotidiane attraverso comportamenti
semplici, come l’uso di coltivazioni o allevamenti autoctoni,
e l’adozione di tecnologie adeguate ed economiche, come
i moderni sistemi di impianti irrigui.
Sono molto orgoglioso di aver partecipato ad una tale manifestazione
perché mi ha insegnato che il futuro c’è e
non è nero, anzi, esistono i modi per renderlo migliore
e sembrerà una banalità ma: esso dipende da noi,
IMPEGNAMOCI!
|