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Il 15 febbraio 2006
alle ore 11.00 è stato inaugurato il museo di storia dell'agricoltura,
una raccolta di attrezzature della storia contadina reggiana. Obiettivo
del museo è quello di rendere consapevoli i visitatori, del significato
profondo dell'agricoltura, dall’esigenza di promuovere una riflessione,
non estemporanea ma sostenuta da una documentazione originale e ad ampio
raggio, sulla realtà agro-zootecnica e casearia del passato a Reggio
Emilia attraverso una raccolta sistematica e mirata delle testimonianze
di varia natura e significative di quella realtà.
L’idea del museo è stata proposta in previsione del 125emiso
anniversario (1879-2004) della Regia Scuola speciale di zootecnia e caseificio.
Questa, nata con la finalità d’impartire l’istruzione
necessaria a dirigere latterie sociali, stabilimenti di caseificio ed
aziende agro-zootecniche, si è successivamente evoluta nell’Istituto
“A. Zanelli” all’interno del quale l’attività
d’istruzione e sperimentazione
si è mantenuta e ha, così, ereditato anche le vecchie attrezzature.
Per questo motivo alcuni insegnati dell’Istituto ( i proff. Dugoni,
Leoncini, Tagliavini e Zanichelli) hanno promosso la catalogazione e sistemazione
delle attrezzature in possesso dell’Istituto.
Attraverso il contributo finanziario
ed il sostegno tecnico della Provincia
di Reggio e della Fondazione Manodori, si è reso
possibile la costruzione di un edificio in cui collocare questi oggetti,
che in altro modo sarebbero stati dispersi.
Oltre a ripulire, ordinare e catalogare
tutti gli attrezzi d'altri tempi inerenti l'agricoltura in proprio possesso,
l’Istituto ha rivolto un appello a parenti, amici e conoscenti al
fine di reperire altri utensili ed attrezzi che, pur privi di valore economico,
sono di inestimabile valore storico ottenendo una buona risposta. Hanno
contribuito con donazioni
la signora Prandi Ughi Elsa, il dott. Melioli, il prof. Galli, il signor
Marconi Bruno, il signor Messori Renzo.
All’interno della struttura sono
così esposti strumenti di lavoro, oggetti di uso quotidiano e mezzi
di trasporto provenienti dal territorio reggiano e risalenti ad un'epoca
storica collocabile tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento,
appartenenti ad un periodo economico che partendo da una fase storica
appena precedente alla meccanizzazione delle produzioni agrarie mette
in mostra anche i primi strumenti che, sperimentati presso l’Istituto,
hanno permesso la diffusione di nuove e razionali tecniche produttive.
Diversi
attrezzi sono di fattura artigianale, perciò pezzi praticamente
unici. Si possono vedere aratri, arcolai per lana, un settecentesco telaio,
museruole per bovini, finimenti di cavalli, assieme ai primi trattori,
alle mietitrebbiatrici ed alle prime mungitrici meccaniche sperimentate
presso la Regia Scuola con lo scopo di verificarne la convenienza e la
diffusibilità.La struttura,
che presenta anche un’aula didattica legata ai progetti di “A
scuola in fattoria”, può essere visitata in occasione delle
iniziative legate alle “Fattorie
didattiche” ed in occasione delle giornate di “Fattorie
aperte”.
Tracce del tempo....
Il 7 ottobre 1874 veniva istituito
con Regio Decreto, a cura della Provincia, del Comune e del Governo, uno
Stabilimento sperimentale zootecnico, unico del genere in Italia, con
il mandato di effettuare esperimenti comparativi tra le razze locali e
quelle estere e con il compito di diffondere, con l’esempio e l’istruzione
teorica e pratica, le più razionali pratiche di allevamento.

Successivamente (1879) lo
Stabilimento zootecnico fu trasformato in Regia scuola speciale di zootecnia
e caseificio con la finalità d'impartire l’istruzione necessaria
a dirigere latterie sociali, stabilimenti di caseificio ed aziende zootecniche
e di formare esperti allevatori di bestiame ed abili casari.

La Scuola fu affidata inizialmente
ad Antonio Zanelli e, alla
morte di questi, a Pellegrino Spallanzani.
Per soddisfare le esigenze legate all’evoluzione dell’agricoltura
locale, la Scuola venne costantemente dotata di strumenti all’avanguardia.
Era tra le poche imprese della provincia dotate di un motore a energia
inanimata: era così possibile, sostituendo la tradizionale forma
di riscaldamento a legna, ridurre le possibili alterazioni nelle “forme”
dovute alla presenza nel prodotto di residui della combustione.

All’interno della
Scuola si sperimentarono le prime macchine mungitrici e, oltre alla sostituzione
delle bacinelle d’affioramento di legno con quelle in metallo, si
effettuarono le sperimentazioni su macchine e tecnologie che cominciavano
ad apparire nel panorama lattiero-caseario come le scrematrici ed i generatori
di vapore.
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