L’istituto di Istruzione Superiore “A. Zanelli” di Reggio Emilia nel dicembre 2005 ha ultimato un progetto di valutazione della qualità dell’aria nel territorio comunale di Reggio Emilia, attraverso l’impiego di licheni come bioindicatori.
L’indagine è iniziata nel maggio 2003 e si è conclusa, appunto, nel dicembre 2005. La maggior parte dei rilevamenti è avvenuta nel corso dell’ultimo anno. In totale sono state prese in considerazione 51 unità di campionamento, diffuse sul territorio comunale, ma concentrate in particolare verso il centro storico e l’immediata periferia, dove il livello di inquinamento è molto più variabile.
L’indagine risulta essere la più completa mai effettuata sul territorio comunale e nei prossimi anni verrà ulteriormente migliorata e aggiornata con nuove misure che permetteranno di ottenere un ancora maggior dettaglio.

I licheni sono organismi molto sensibili all’inquinamento atmosferico, dipendendo la loro vita esclusivamente dall’aria. Attraverso i licheni che crescono sulle scorze delle piante (licheni epifiti) si può valutare in modo indiretto la qualità dell’aria: più i licheni sono vari e abbondanti, minore sarà il livello inquinamento. Dove la concentrazione di gas inquinanti è molto elevata, i licheni scompaiono del tutto (deserto lichenico). La misura della presenza dei licheni ovviamente non è empirica, ma segue un metodo scientifico, codificato nel 2001 dall’A.P.A.T. e da allora utilizzato ufficialmente in tutta Italia.
L’impiego di questo metodo non consente di identificare il tipo di inquinanti presenti né di determinarne la concentrazione atmosferica, a differenza dei rilevamenti effettuati dalle centraline tramite analisi chimiche. Il vantaggio dell’utilizzo dei licheni consiste nel poter disporre di molti punti di misura distribuiti sul territorio, con costi molti contenuti. Le centraline invece, causa gli elevati investimenti e costi di gestione, sono necessariamente in numero limitato e non consentono una buona copertura del territorio. In definitiva i dati chimici rilevati dalle centraline sono rappresentativi solo di porzioni limitate di territorio, mentre i licheni sono in grado di fornire informazioni sul livello complessivo dell’alterazione atmosferica in grandi aree.

I valori di biodiversità lichenica rilevati nelle 51 stazioni hanno permesso di elaborare 2 carte tematiche relative all’alterazione della qualità dell’aria: la prima in cui è riportato il livello di alterazione in modo puntiforme, in corrispondenza dell’unità di campionamento; la seconda in cui i valori sono sottoposti ad un interpolazione matematica che permette di prevedere la qualità atmosferica in ogni punto del territorio comunale.

Dalle carte tematiche sulla qualità dell’aria si può notare come i valori si collochino per la maggior parte nella zona centrale della scala, ovvero il 39,2% dei rilievi presenta una naturalità media ed il 23,5% una naturalità bassa; mancano situazioni estreme, sia di grave alterazione che di naturalità elevata.
Le situazioni peggiori, corrispondenti ad un 23,6 % dei rilievi, sono ubicate in zone di elevato traffico veicolare, come la circonvallazione e le immediate vicinanze, in alcune zone del centro storico (corso Garibaldi) e alcuni importanti snodi di traffico (zona ex-foro Boario).
Le situazioni intermedie corrispondono ad alcune zone del centro storico poco trafficate (Teatro Valli), o a zone di traffico anche sostenuto ma “aperte” e quindi con più libera circolazione d’aria (Pieve Modolena, Polo scolastico via Makallè, Parco del Gelso in prossimità rotonda acquedotto, Cavazzoli, Mancatale zona industriale) appartengono a questa categoria anche aree a nord-est del centro, come San Prospero Strinati e Gavassa.
Le situazioni migliori, con naturalità media e alta, rappresentano insieme il 52,9% del totale dei rilievi effettuati. Sono ubicate principalmente nel Forese e nelle frazioni esterne, a ridosso dei confini comunali, in zone di campagna, come era lecito attendersi.

Alcuni punti di misura a ridosso della città, sono risultati caratterizzati da valori decisamente buoni: il Parco dell’Istituto Zanelli, via Ruini, una strada di campagna in zona Bazzarola, e il Parco della Pace, all’interno del complesso di edifici in zona COOP Canalina.
Il Parco della Pace a Canalina, insieme a Piazza Fontanesi e al parco di via Confalonieri a Pieve Modolena
sono esempi di come in luoghi vicini a zone inquinate, ma protetti da barriere (alti edifici, alberi e siepi) la qualità dell’aria possa essere decisamente migliore.

Il progetto si inserisce nelle attività del corso sperimentale Cerere di perito agrario ad indirizzo ambientale, varato nel 2001, che ha nel monitoraggio della qualità ambientale uno dei suoi argomenti di maggior rilievo, in particolare attraverso l’utilizzo dei bioindicatori.
Il progetto è stato seguito dagli studenti della classe III A: Benassi Stefania, Bonacini Alan, Bonacini Mirko, Bononi Gianluca, Bontempelli Matteo, Boscardi Camilla, Codeluppi Francesco, Ferrieri Veronica, Gaddi Daniele, Giangolini Andrea, Giavelli Francesco, Leoni Simone, Maioli Erica, Marmiroli Alice, Medici Alessio, Pagliaro Luca, Petrilli Francesco, Rossetti Riccardo.
Gli insegnanti iche li hanno seguiti sono il Prof. Marconi Mirco (Coordinatore del progetto) e il Prof. Galli Daniele.


Il backstage:
il progetto dei licheni visto dagli studenti


Cosa sono i licheni?
I Licheni sono associazioni simbiotiche tra funghi ed alghe.
Da questa unione, entrambi ricavano vantaggio, in particolare:

- i funghi (organismi eterotrofi) ricevono dalle alghe (organismi autotrofi) gli zuccheri ed in alcuni casi anche nitrati (alghe azotofissatrici);
- le alghe ricavano dai funghi acqua e sali minerali e vivono in un ambiente protetto.

La simbiosi consente a questi organismi di insediarsi in ambienti particolarmente poveri e in condizioni climatiche severe dove, separatamente, non potrebbero sopravvivere.

I licheni costituiscono pertanto i primi colonizzatori di ambienti privi di vita, per questo sono definiti "specie pioniere"; infatti essi riescono a vivere anche sulla roccia nuda solubilizzando, con i prodotti del loro metabolismo, i minerali che la compongono e iniziando così l'opera di disgregazione che preparerà un substrato più ricco ed ospitale per altri organismi, come ad esempio i muschi.

I licheni sopravvivono alla siccità e alle alte temperature disidratandosi velocemente e riducendo al minimo le funzioni vitali, fino al ripristinarsi di condizioni favorevoli; possono rimanere secchi anche per diversi mesi. Con la pioggia si reidratano, assorbendo un quantitativo di acqua di molte volte superiore al proprio peso.

La loro crescita è molto lenta e si aggira, in genere, intorno a pochi mm all'anno; alcune specie di licheni fogliosi, a lobi molto grandi, raggiungono i 2 cm/anno, mentre Rhizocarpon geographicum, caratteristico lichene delle rocce, cresce solo di circa 4 mm ogni 100 anni.

Secondo alcune teorie, conoscendo la crescita annuale di una determinata specie di lichene, sarebbe quindi possibile stimarne l'età purché non intervengano fenomeni non fisiologici che compromettano la crescita del lichene stesso.