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Da molte centinaia di anni le
piante coltivate vengono modificate al fine di renderle sempre più adatte
alle esigenze dell'uomo. I primi agricoltori miglioravano le colture
semplicemente selezionando i semi delle piante che avevano i caratteri
desiderati; in seguito gli agronomi hanno sviluppato degli schemi rigorosi
di incroci fra piante al fine di introdurre e di mantenere determinati
caratteri nelle linee incrociate. Tuttavia i
metodi classici di incrocio delle piante sono lenti e incerti.
L'introduzione di un gene desiderato o di un gruppo di geni
tramite i metodi convenzionali richiede un incrocio sessuale tra due
linee, seguito da ripetuti reincroci fra la progenie ibrida e uno dei
genitori finchè non si ottenga una pianta con le caratteristiche volute.
Tale processo, inoltre è limitato alle piante che possono ibridarsi
sessualmente e in esso, fatalmente, verranno trasferiti altri geni assieme
a quello desiderato.
Con l'avvento delle
tecniche del DNA ricombinante si possono invece trasferire geni tra specie
vegetali non incrociabili o introdurre nelle piante geni di organismi non
vegetali (ad esempio batterici). Da un certo punto di vista, le
tecnologie transgeniche non fanno altro che riproporre in forma più rapida
e definitiva ciò che da sempre si cerca di fare con le piante: selezionare
una caratteristica per darle vantaggio sulle altre. Gli esperimenti di
ingegneria genetica sono rivolti a conferire proprietà desiderabili ai
prodotti agricoli ovvero ad ottenere il miglioramento di caratteri
agronomicamente utili.
Il trasferimento genico, però, può
intervenire in maniera efficace soltanto su caratteri che possono essere
governati da geni singoli, mentre i caratteri, come la resa dei raccolti,
che dipendono da un numero elevato di geni e da svariati percorsi
metabolici interconnessi sono estremamente difficili da trattare.
Le tecniche usate prevedono,
come abbiamo già visto, il clonaggio e l'isolamento
del gene di interesse, l'inserimento del gene in un vettore molecolare di
espressione e la trasformazione delle cellule vegetali o dei protoplasti,
a partire dai quali viene poi rigenerata la pianta intera. La
manipolazione delle piante è meno complessa (e più economica) di quella
degli animali. A tutt'oggi, infatti, sono state prodotte numerose piante transgeniche ed alcune vengono già
commercializzate (soprattutto negli Stati Uniti, mentre quelle ammesse in
Europa sono poche).
Molte altre piante transgeniche sono all'esame
delle commissioni competenti dei vari paesi (ad esempio la Food and Drug
Adminstration o FDA, negli Stati Uniti), le quali devono autorizzare, o
meno, l'immissione di organismi geneticamente modificati nell'ambiente e
la loro commercializzazione. Una quantità incredibile di nuove piante,
infine, è attualmente in fase di studio in moltissimi centri di ricerca
pubblici e privati.
Nella maggioranza dei casi, i cambiamenti introdotti in queste colture consistono
nella resistenza a parassiti, a malattie o a particolari erbicidi, ma, per
quello che riguarda le piante di importanza agro-alimentare, sono in corso
ricerche che riguardano praticamente a tutti i caratteri di rilevanza
economica: proprietà nutritive, resa superiore, tempo di maturazione dei
frutti, controllo delle fasi di dormienza, durata dei fiori recisi o dei
vegetali e così via.
Con le tecniche del DNA
ricombinante si possono perciò trasferire geni tra specie vegetali non
incrociabili o introdurre nelle piante geni di organismi non vegetali, ad
esempio batteri, con la produzione di piante con caratteristiche
completamente nuove. Gli esperimenti di ingegneria genetica sono rivolti a
conferire le proprietà migliori ai prodotti agricoli ovvero ad ottenere il
miglioramento di caratteri agronomicamente utili.
La possibilità
più importante nella manipolazione di organismi vegetali è la capacità di
rigenerare piante fertili da tessuti o cellule differenziate; la capacità
rigenerativa delle piante è la caratteristica più utile per la tecnologia
del DNA ricombinante; infatti un esemplare può essere rigenerato da una
singola cellula fatta crescere in coltura. La produzione di piante
transgeniche si effettua, come già precedentemente indicato, mediante
l'incorporazione di DNA esogeno nelle cellule singole o nei protoplasti,
il trasferimento genico però può avvenire in modo efficace soltanto su
caratteri che possono essere governati da geni singoli. Il vettore più efficiente per il trasferimento di DNA
esogeno nelle piante è rappresentato da un plasmide batterico portato da
Agrobacterium tumefaciens; questo batterio è un Gram negativo che
causa tumori chiamati "tumori della galla del colletto". L'agente
induttore del tumore è, più precisamente, il plasmide Ti (Ti sta a
significare induttore di tumore) che è costituito da una molecola
circolare di DNA a doppia elica, di grandi dimensioni e contiene molti
geni implicati nel processo infettivo. L' aspetto più rilevante del
plasmide Ti è che dopo l'infezione una parte della molecola rimane
integrata nel DNA cromosomico delle cellule della pianta; questo segmento
è chiamato T-DNA (o regione T) e porta i geni responsabili della crescita
tumorale della cellula vegetale. I ricercatori sono stati in grado di
costruire dei vettori, derivati dal plasmide Ti, nei quali i geni
responsabili della comparsa del tumore sono stati eliminati e al loro
posto è stato inserito il gene esogeno che si vuole trasferire nella
pianta.
Geneticamente le piante
presentano vantaggi e svantaggi nelle applicazioni biotecnologiche:
- uno svantaggio è causato dalla poliploidia che a volte caratterizza i vegetali (che
determina la presenza di genomi estremamente grandi), - un secondo svantaggio è dato dalle piante monocotiledoni difficili da trasformare con i
sistemi vettoriali del DNA comunemente impiegate per le dicotiledoni
perché i vettori batterici come l'Agrobacterium tumefaciens sono in
grado di infettare solo le piante dicotiledoni; in questo caso gli
scienziati ricorrono a una tecnica più complessa, la
biobalistica: bombardano le cellule delle piante da modificare con
minuscole biglie d'oro o tungsteno ricoperte dai geni che vogliono
inserirvi. Le cellule sopravvissute che sono riuscite ad acquisire i nuovi
geni daranno alla luce le piantine transgeniche. Quando una pianta
viene ferita, sotto l'incisione cresce un rigonfiamento chiamato callo, il
quale contiene cellule che, poste in un terreno di coltura con un giusto
apporto di ormoni e nutrienti, continuano a crescere e a proliferare. Un
callo può essere trasferito in un mezzo liquido e dissociato
meccanicamente in una sospensione di cellule isolate; le colture cellulari
possono essere mantenute come microrganismi unicellulari anche se la loro
crescita è molto più lenta. Utilizzare le piante per l'ingegneria genetica
è abbastanza complesso, anche se più semplice rispetto agli animali;
infatti esse sono ricoperte dalla cellulosa che deve essere degradata con
la cellulasi per arrivare ad ottenere una cellula tondeggiante detta
protoplasto. Quest'ultima si ottiene da calli, frammenti di tessuto,
porzioni di foglie e viene messa in una soluzione di cellulasi per
bilanciare il livello osmotico; può essere manipolata fondendosi con altri
protoplasti, oppure incorporare direttamente frammenti di DNA capaci di
rigenerare piante intere. I principali cambiamenti
effettuati dalle biotecnologie per le colture erbacee riguardano
soprattutto l'aumento della resistenza a parassiti o erbicidi per
diminuire i costi ed aumentare la produzione. Notevoli risultati sono
stati ottenuti nei confronti delle infezioni virali. L'approccio
seguito dai biologi molecolari prevede la produzione di piante
transgeniche che contengono un gene virale che codifica per una proteina
dell'involucro esterno del virus, la quale si pensa interferisca con la
penetrazione e la replicazione di altri virus infettanti. I risultati più promettenti si sono per ora ottenuti nei
confronti delle infezioni virali. E' da tempo noto che l'infezione
di una pianta con un ceppo di virus che produce soltanto lievi effetti
protegge la pianta stessa dalle infezioni da parte di ceppi più dannosi
(protezione crociata). Il meccanismo per il quale avviene la protezione
crociata non è interamente noto, ma si pensa che la presenza di alcune
proteine virali nella cellula vegetale interferisca con la penetrazione e
la replicazione di altri virus infettanti.
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