Il progetto "Disagio e violenza: quali possibilità in mostra?" promosso dall’associazione Un Sasso nello stagno, in collaborazione con il CSV DarVoce, è stato attivato in quest'anno scolastico nel nostro Istituto. Il progetto si caratterizza come una proposta formativa importante, nell'ambito dell'educazione alla cittadinanza responsabile che mira a stimolare la riflessione dei giovani, rispetto al problema, sempre più diffuso, delle crescenti manifestazioni di comportamenti aggressivi e spesso violenti da parte di adolescenti.

Le classi coinvolte sono la 2C e la 2G, gli alunni sono stati guidati in un percorso di riflessione e realizzazione di un fumetto sulle tematiche presentate, con l 'uso di una metodologia innovativa, a partire dall'ascolto dei vari punti di vista. Le due classi si alternano in attività di laboratorio per approfondire il tema dell’aggressività giovanile.

Nello specifico, il laboratorio prevede due fasi di lavoro:

fase A: laboratorio di riflessione sul tema dell’aggressività giovanile della durata complessiva di 20 ore realizzato attraverso il Playback Theatre . Questa fase ha la finalità di indagare insieme ai partecipanti le tematiche relative alla percezione dell'altro e alla modalità di relazionarsi con esso, riflettere e analizzare le differenti strategie relazionali messe in atto dagli stessi partecipanti, far apprendere e sperimentare, nel confronto reciproco, abilità relazionali innovative, favorire la capacità di ascolto reciproco tra i partecipanti ed esplorare e ragionare cause e manifestazioni del disagio giovanile e della violenza tra i giovani. Il laboratorio sarà dunque realizzato attraverso l'utilizzo di metodologie formative di tipo attivo volte non tanto al trasferimento di concetti teorici, ma orientate, attraverso l’agire concreto e la sperimentazione diretta dei partecipanti, a far emergere punti di vista differenti e offrire occasioni di scambio e confronto tra i soggetti. A seguito di ogni sessione di lavoro, sarà realizzata una fase di condivisione e riflessione di gruppo rispetto a quanto emerso durante le attivazioni. In questo senso, dunque, la scoperta, l’acquisizione e l’approfondimento tematico diventano conseguenza diretta di situazioni sperimentate attraverso l’azione concreta
fase B: laboratorio per l’ideazione e la realizzazione del prodotto grafico, della durata complessiva di 30 ore. Questa fase ha la finalità di ideare e creare i prodotti da esporre e/o diffondere in città e ai coetanei, per sensibilizzarli rispetto ai temi del disagio e della violenza giovanile. Come prodotto grafico è possibile fare riferimento non ad uno specifico tipo di raffigurazione, ma includere qualunque forma espressiva, compatibile con la strumentazione disponibile, purché scelta dai ragazzi e ritenuta dagli stessi strumento valido di comunicazione e d’interesse per i coetanei. Questa fase sarà gestita da un con-duttore esperto di dinamiche di gruppo e da un esperto di arti visive e sarà realizzata mediante metodologie formative di tipo partecipativo.

Gli alunni hanno mostrato motivazione e abilità espressive nelle varie fasi di realizzazione del progetto, che è stato presentato anche in un convegno a Bologna, presso la sala Baraccano, il 18 dicembre 2008, da alcuni alunni delle due classi coinvolte.

Al convegno: " I giovani spiegano la violenza" sono intervenuti gli studenti Elena AIgeri, Alessia Aguzzoli e Andrea Rustici della classe 2C, Andrea Rivi e Matteo Nasi della classe 2G, portando il contributo della loro esperienza, guidati da Veronica Ceinar, coordinatrice del lavoro e accompagnati dalla prof.ssa Maurizia Morini, docente referente.

La partecipazione al convegno è stata un' esperienza di confronto molto valida, che ha dato nuovo slancio ai ragazzi per procedere nel loro lavoro.

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Seminario "Dietro la maschera da bullo"
21 febbraio 2009


Cos'è il Playback Theatre?

E' una metodologia formativa volta a consentire che l’uditorio, un conduttore esperto e degli attori-formatori possano co-creare un’ intervento a partire dalle storie che emergono dai partecipanti. Idee, vissuti, esperienze, convinzioni, riflessioni, si materializzano sulla scena, in un flusso incessante di rimandi ed emozioni dalla platea alla scena, dalla vita al teatro, dalla parola al gesto; come in un gioco di attrazione, repulsione, associazione o trasformazione, le idee fluiscono l’una dopo l’altra, davanti ai partecipanti che sono alternativamente narratori, registi e pubblico. L’esperienza si realizza in una cornice fortemente rituale tenuta insieme dal conduttore che si fa garante della creazione di un locus protetto, dove potersi esprimere liberamente, in un contesto di non giudizio, pronto ad accogliere anche sentimenti negativi e pregiudiziali. Questa metodologia si ritiene particolarmente idon4ea alla gestione e al coinvolgimento degli studenti delle scuole perché centrata su quanto loro stessi raccontano e portano.