L'Istituto d'Istruzione Superiore
"Antonio Zanelli" è da diversi anni attivo sul fronte
della salvaguardia della diversità biologica delle specie agrarie.
Dall'anno 2000 questo impegno è diventato un progetto didattico,
che si articola su più livelli:
Le antiche varietà
di ortive
Si tratta dell'articolazione più recente del progetto sulla
biodiversità delle specie agrarie.
Il
suo obbiettivo è di creare una raccolta di semi di antiche
cultivar orticole, che si caratterizzi come una piccola banca del
germoplasma, da far conoscere e diffondere gratuitamente. È
stato allestita a tal proposito un'area di coltivazione per queste
specie che serva alla riproduzione delle sementi.
Nel 2001 sono state effettuate diverse prove di coltivazione, in
particolare di cultivar di zucche, con sementi acquisite da associazioni
con cui siamo in contatto (Association Kokopelli - Terre de Semences;
Le Biau germe; I Seed Savers di Civiltà Contadina, il Comitato
organizzatore della Fiera della zucca di Piozzo, Cuneo). È
stata allestita una mostra di zucche nell'ambito della manifestazione
a tema "Piante e Animali perduti" che si tiene a Guastalla
(RE) in settembre.
Dal 2002 si stanno riproducendo zucche di cultivar tradizionali
della bassa reggiana e mantovana, zona in cui c'è una diffusa
cultura dell'utilizzo gastronomico di questo ortaggio, oltre a varietà
antiche di diversa provenienza. Inoltre si stanno coltivando antiche
cultivar di altre specie ortive (mais, pomodori, melanzane, carote,
cipolle, porri, zucchine, meloni, cetrioli, bietole).
Sul fronte della comunicazione e diffusione della conoscenza delle
antiche varietà ortive, L'Istituto
di Istruzione Superiore "Antonio Zanelli"
ha messo a punto 3 iniziative:
-
Realizzazione di
un ipertesto multimediale sull'argomento, da diffondere come CD
ROM e da inserire sul sito internet della scuola.
-
Collaborazione con
una rete di scuole della provincia, che verranno coinvolte nel
progetto (seminario per gli insegnanti sull'argomento, diffusione
gratuita delle piantine di ortive per gli orti didattici delle
scuole e per gli orti privasti dei genitori degli studenti).
-
Collaborazione con
un'azienda della grande distribuzione (CONAD Centro Nord, che
in un suo punto vendita vicino al nostro Istituto promuoverà
una settimana dedicata alle antiche cultivar di ortive, in cui
gli studenti della scuole venderanno a prezzi "simbolici"
le piantine. Il supermercato nel corso dell'estate vende gli ortaggi
prodotti nell'azienda dell'Istituto.
Uno sviluppo futuro dell'attività
potrà essere, oltre ad incrementare la raccolta di varietà
di sementi, lo sviluppo di una ricerca sugli ecotipi delle varietà
locali di ortive, sulla tradizioni legate alla loro coltivazione
ed all'utilizzo gastronomico.
La vacca
rossa reggiana
L'Istituto d'Istruzione Superiore ospita una stalla dove vengono allevati
una settantina di esemplari di bovine di razza reggiana, chiamate
tradizionalmente "vacche rosse", e l'annesso caseificio
è l'unico nell'area del D.O.P. in cui si produce un
Parmigiano
Reggiano esclusivamente con il latte di questa razza. Si ritiene che
la vacca rossa abbia dato i natali a questo formaggio, essendo quella
storicamente presente nell'area quando il "grana" vide la
luce, in epoca alto medioevale.
La vacca Reggiana, oltre ad aver tenuto a battesimo il grana, è
stata l'indubbia protagonista dell'agricoltura emiliana dell'800 e
della prima metà del nostro secolo: era diffusa, oltre che
a Reggio Emilia, nelle vicine province di Modena, Parma e Piacenza;
nel 1955 la consistenza della razza ammontava a 130.000 capi. Questo
bovino era il più adatto ad un'agricoltura non ancora intensiva
ed industrializzata, dove oltre al latte era in grado di essere impiegato
nel lavoro dei campi. Nel dopoguerra l'agricoltura emiliana cambia
volto: c'è un boom nell'utilizzo dei mezzi meccanici, si intensificano
le produzioni foraggiere e si diffonde la specializzazione produttiva
degli allevamenti (razze da carne o da latte). Per la Reggiana è
l'inizio della fine, segnata dall'arrivo massiccio di razze da latte,
prima tra tutte la Frisona. Il crollo numerico della razza si verifica
nel trentennio 1950-80; il minimo storico è stato toccato nel
1981, con meno di 1.000 capi allevati. Ma da quell'anno in avanti,
la Reggiana risale faticosamente la china, grazie all'impegno di alcune
persone che credono nelle sue qualità e nel valore di un'antica
tradizione. A fine anni '80 il numero di capi torna sopra quota 1.000.
Nel 1990 un gruppo di allevatori di questa razza decide di provare
a produrre Parmigiano-Reggiano esclusivamente con il latte di vacche
rosse. Nel 1991 si costituisce anche il Consorzio per la Valorizzazione
dei Prodotti dell'Antica Razza Reggiana (C. V. P. A. R. R.). Negli
ultimi anni, anche grazie a queste evidenze, la vacca rossa è
in lenta ma costante ripresa; nel 1996 gli esemplari erano 1.785,
di cui 1.703 a Reggio Emilia. Presso l'Istituto d'Istruzione Superiore
"Zanelli" però è in funzione una Stalla Sperimentale
gestita dal C. V. P. A. R. R., con circa 70 esemplari della razza
Reggiana, il cui latte viene caseificato in purezza nell'annesso caseificio,
per una produzione annuale di circa 2.000 forme di Parmigiano-Reggiano
"Vacche Rosse".
Le antiche varietà
di vitigni
L'Istituto agrario ha collezionato nel corso degli ultimi decenni
numerose cultivar di uve tradizionalmente presenti nell'area, la cui
diffusione si è progressivamente ridotta nel dopoguerra, fino
ad arrivare in molti casi all'estinzione. I vitigni
collezionati
erano tradizionalmente presenti nel reggiano e nelle province limitrofe
(Modena, Parma e Mantova). Attualmente sono presenti nell'azienda
agricola dell'istituto 54 varietà di vitigni tradizionali,
di cui 21 lambruschi. Alcuni di questi sono ancora largamente diffusi
nelle aziende viticole (es. Lambrusco Salamino), altri sono presenti
solo in alcune aree residue (es. lambrusco Montericco, Lambrusco Picol
Ros e Scorza Amara), altre sono da ritenersi praticamente scomparse
o presenti in esemplari isolati e residuali nei vecchi vigneti (Lambrusco
Corbelli, Lambrusco Oliva, Bianca di Rossena, Bianca di Poviglio,
ecc.). Purtroppo alcune cultivar sono state recentemente perdute (Biondina,
Rossa di Regnano). L'Istituto è impegnato nell'acquisizione
di altre cultivar tradizionali, con l'obiettivo di potenziare la raccolta,
e nell'anno 2000 sono stati inserite 6 nuove varietà (Trebbiano
di Spagna, Uva d'Oro, Tognona di Rossena, ecc.). Uno dei futuri obiettivi,
che richiederebbe però finanziamenti, è quello di iniziare
la produzione di barbatelle con queste antiche cultivar.
Sul fronte della comunicazione è stato prodotto un CD ROM dal
titolo "I Vecchi vitigni" e in collaborazione con una cantina
locale è stato prodotto un lambrusco denominato " Vigna
Migliolungo" il cui uvaggio è costituito esclusivamente
da questi vitigni.
In azienda è presente anche una collezione dei cosiddetti frutti
minori (azzeruolo, nespolo comune, uva spina, corniolo, giuggiolo,
melocotogno, nashi) ed alcune vecchie cultivar di fruttiferi (es.
mele abbondanza, campanino, durello, cavilla, parmen dorata, pere
S. Giovanni, Spina di carpi).